CXXIII

CXXIII

No, Tempo, non ti vanterai del fatto che io cambi:
i tuoi monumenti, costruiti con una forza ancor più nuova,
per me non son nulla di nuovo, nulla di strano:
sono solo nuove vesti per cose già viste.
La nostra durata è breve, e perciò ammiriamo
le novità che ci propini e sono solo vecchiumi:
le immaginiamo nate dai nostri desideri
piuttosto che riconoscere che eran risapute.
Te e i tuoi libroni, entrmbi io vi sfido,
non ci stupiamo del presente e neppure del passato,
perché i tuoi annali ed il presente entrambi mentono
sminuiti o ingigantiti dalla corsa tua incessante:
Questo io giuro ora e così sempre sarà:
Resterò me stesso malgrado la tua falce e te.

William Shakespeare

Alle volte il tempo ti trascina nel suo frenetico turbinio, ti insegue e si prende molte delle tue cose…

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Rifugio

Rifugio

Pensavo ai miei limiti, pensavo a tutto ciò che sta attorno alla parola limiti.
Pensavo a tutto quello che sarei in grado di fare, a tutto quello che posso fare, a tutto quello che sono costretta a rinunciare, a tutto quello che mi blocca.
Pensavo a cosa sarei se non mi trovassi in questi panni, a volte larghi e a volte stretti; questi panni che mi hanno reso quello che sono ora, che mi tengono viva e sicura delle mie scelte.
Pensavo a tutto quello che mi rende felice, dai miei panni ai miei limiti.
Pensavo al fatto che forse i miei limiti sono la mia sicurezza e che senza la mia sicurezza non potrei essere felice.
Pensavo che forse il mio limite è essere libero, ma se fossi davvero libero, sarebbe giusto parlare di limiti?
Cit

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Viaggiando

Viaggiando

Comunque la spedizione mi dava una buona ragione per rimettermi in viaggio, per riprovare quella gioia unica che solo i drogati di partenze capiscono, quel senso di libertà che prende nell’arrivare in posti dove non si conosce nessuno, di cui si è solo letto nei libri altrui, quell’impareggiabile piacere nel cercare di conoscere in prima persona e di capire. Viaggiare dovrebbe essere sempre un atto di umiltà. Scopo di tale processo è disciplinare l’immaginazione per mezzo della realtà e, invece di pensare come potrebbero essere le cose, vedere come sono in realtà.

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Ciao Roma

Ciao Roma

Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo che descrive la gioia provata quando incontrai per la prima volta questa città. Tutto quello che vedevo mi sembrava ancora un sogno uscito da uno dei tanti libri che per anni avevo letto, avevo studiato, avevo solo guardato. Mi ritrovai così a percorrere le strade che i più grandi avevano percorso, passando per le vie del vecchio romano impero, del Medioevo, incontrai messer Michelangelo che mi condusse per altri misteri…e ancora il dannato Caravaggio, il suo realismo, il manierismo, impressionismo, espressionismo, iperrealismo, pop art, arte povera…tutto racchiuso nelle stesse vie, piene di voci del passato miste a suoni del presente.
Io, ragazza sognante del mio piccolo sud, vedevo Roma come la città lontana, la città dove tutto poteva succedere, ma sopratutto la città della mangia della macchina da presa.
Fellini, Rossellini, Pasolini mi affascinavano…me ne innamorai come di tutto il resto.
Un grande salotto da attraversare in punta di piedi, ma come tutti i grandi salotti ha anche degli angoli non illuminati, te ne accorgi col tempo…Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma…

non sono ancora ben certa di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii, forse è un sogno, o forse un incubo…

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