Zingaro errante

Zingaro errante

Vorrei scrivere un pensiero che descrive questa illustrazione, da dedicare ad una terra maledetta, che spero cambi e molto presto.

Guardo pensieroso da uno scoglio il bel mare di Sicilia, il suo bellissimo panorama selvaggio, una grande bellezza naturale, mi sento uno zingaro davanti a questo panorama; un nomade errante, nostalgico. Questo paesaggio mi rende nostalgico, malinconico, rende tutto inutile e magico allo stesso tempo, non siamo niente davanti alla natura, è così che mi sento qua, al cospetto di una natura così bella e misteriosa, come misteriosa è questa terra, seducende ed ambigua, silente ed aggrovigliata.

Fa un certo effetto osservare questi paesaggi, gli orizzonti sterminati, dove l’aggettivo sterminati evoca scenari meno fantastici, evoca faide di cosche in lotta fra loro, ricordano la figura di uomini siciliani che pagano con la vita il loro non volersi piegare alle prepotenze di questo stile di vita che impone con la forza delle armi e del tritolo la propria volontà. Ma la questione della mafia non è una questione prettamente siciliana, è una questione nazionale.
Mi guardo intorno, e sono al centro, il centro del Mediterraneo, in mezzo a mille popoli e mille culture. Mare e montagna si riuniscono, acqua e terra in un intrigo di componenti solidi e liquidi, in un unico paesaggio di malinconico splendore. Respiro profondamente; faccio il pieno di odori siculi, mi sposto con la mente lungo le coste di questo mare scorro i paesi e i paesaggi, parto dalla Sicilia, risalgo per l’Italia tirrenica fino alla costa azzurra francese, senza tralasciare una puntatina sulle isole della Sardegna e della Corsica, dopo aver ripercorso passaggi trascorsi in anni recenti, scendo verso la costa Brava, la costa del Sol e lungo tutta la costa spagnola, attraverso Gibilterra e approdo in un altro continente mamma Africa, in Marocco mi sposto verso la misteriosa e indecifrabile Algeria, poi la Tunisia e un saluto al colonnello Gheddafi nella sua Libia e poi via di corsa verso l’Egitto e la striscia di Gaza dove oltre che aromi mediterranei il mio olfatto percepisce puzza di morte al confine con Israele, il Libano, la Turchia la Grecia, Cipro, Rodi, Malta, Creta i paesi dell’ex Yugoslavia, ritorno velocemente in Italia scendo l’Adriatico e torno dal punto di partenza, dopo aver avvistato arcipelaghi di varia fattura e dimensioni.Mi gira la testa, ho ripassato in un istante il mio mare, anzi il nostro mare. Ora ho bisogno di rilassarmi, sono stanco di navigare con i miei pensieri, mi distendo nella spiaggia, mi sento al centro del mondo, penso alle potenzialità dell’umanità e anche se queste potenzialità non sono ancora espresse in maniera soddisfacente, mi addormento al sole che mi scalda e oltre alla pelle cerco anche di riscaldare il cuore che spero che interagisca nel mio peregrinare con altri cuori caldi.

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