SICILIA

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Non guardami così, Terra Madre…risentita e tacitamente offesa mentre ti dico che vado via nuovamente.
Sei bella, abbagliante, affascinante e superba come la più raffinata delle donne e come la più sfrontata delle amanti passionali. Sei bella, togli il respiro.
E vorrei accarezzarti mentre volgi il Tuo sguardo dall’altra parte in segno di disappunto, vorrei abbracciarti mentre Ti scosti un po’ più in là girandoti di spalle infastidita da un altro amante che diceva di amarti ma che, come il più superficiale dei bugiardi, Ti lascia per una città più lontana. E hai ragione, hai ragione Tu. Scusami.
Tu colta nei tuoi teatri, Tu popolare tra i tuoi mercati, retrò nelle tue ville liberty e disinibita tra i vicoli stretti e ombrosi, Tu testimone di popoli e culture con le Tue chiese bizantine, con le Tue cupole e con i Tuoi giardini arabi e i tuoi angoli normanni. Tu, che travolgi con i Tuoi cambi improvvisi malgrado la Tua staticità. Tu, con la pelle fatta da mille dominazioni che oggi diventi anagramma dell’Europa e scrivi pagine nuove, piene di tradizione imprescindibile e con stile inimitabile, e racconti di un popolo tormentato e tenace, capace di accoglienza e di euphoria inimitabili.
Perdersi per le Tue strade impregnate di luce gialla, soffermarsi nelle piazze e lungo i vicoli di un centro storico che trasuda prosa e sicilianità fino a scivolare tra le vele e le palme è come un naufragare dolce di antica memoria
Tu, leggera come un sogno all’orizzonte e brillante come un’emozione in uno sguardo, entri nei pensieri e li fai Tuoi.
Sai essere tutto e il contrario di tutto.
E adesso che i cannoli non sono più celebrazione di affari di scambio ma stampe che esaltano la moda agli occhi del mondo, e che sottane e scialli sono lezione di elegante e misteriosa sensualità e non censure ed espressione del lutto di mafia Tu, sei ancora una volta Madre, questa volta di giovani e di cultura.
Ti muovi e commuovi, in un modo a cui non ci si abitua mai. Sei diversa da tutte le altre, perché sai essere come ognuno Ti vuole, sei lo specchio delle anime diverse che ti abitano. Sei di tutti, pur rimanendo sempre fedele solo a te stessa. E non guardarmi ancora così, perché lo so che adesso Ti sei emozionata anche Tu.
E allora, vieni con me? Ti porterò dentro la tasca di ogni mattino, sulla mia pelle, nei miei colori; e sarai lì a sorridermi sorniona mentre con la mano, che nessuno vedrà, mi accarezzarai ancora una volta.

 

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#giornatadellamemoria

Ricordare perché non accada mai più. Questo il senso della «Giornata della memoria», un evento che si celebra contemporaneamente in gran parte del mondo occidentale per commemorare le vittime dei campi di concentramento nazisti. Il 27 gennaio è una data altamente simbolica: nel 1945, infatti, le avanguardie delle truppe sovietiche raggiunsero il campo di concentramento di Auschwitz (l’odierna Oswiecim, in Polonia). Per la prima volta, l’orrore della «Soluzione finale» escogitata da Hitler e dai suoi gerarchi per liberarsi, una volta per tutte, della «questione ebraica», apparve nella sua banale, allucinante realtà. Ma siamo sicuri che tutto questo non si stia spostando nel nostro contemporaneo alle porte di casa nostra? #pernondimenticare #giornatadellamemoria

 

#giornatadellamemoria
#giornatadellamemoria

Il viaggio

Nella Divina Commedia, Dante Alighieri esordiva dicendo  “Nel mezzo del cammin di nostra vita” apprestandosi a narrare di un viaggio. Nella cultura greca, Ulisse intraprende un viaggio di ritorno verso casa e poi ancora Abramo, in quella ebraica, invece parte per non ritornare.

Il viaggio è la metafora della vita, e sempre più trova particolare spazio nella letteratura di tutti i tempi, nell’arte o nei testi delle canzoni, “si parte per dimenticare o per cercare un lungomare/per avere un’altra vita per e per poter ricominciare[…]/allontanarsi è conoscersi”, canta il cantautore romano Niccolò Fabi.

Un viaggio è verso la memoria, all’indietro, un altro è verso il futuro, verso il nuovo che entusiasma ma anche un po’ spaventa per la sua incertezza.

Passato e futuro, memoria e speranza.

Siamo tutti viaggiatori, c’è chi ha coraggio di saltare e iniziare e chi resta fermo e viaggia ogni giorno nella sua testa.

Non si può raccontare un viaggio senza averne mai fatto uno.

Zaino in spalla e biglietti in mano si parte. Un nuovo cielo, un nuovo paesaggio, nuovi odori e mille sapori. Tutto coinvolge i tuoi sensi.

Quasi 200 volte in volo, 350.000 km percorsi; milioni di persone incontrate, sguardi che s’incrociano, sorrisi che ti guardano…passo dopo passo, volo dopo volo, il mondo ti scorre dentro e tu scorri dentro esso.

Ed il prossimo viaggio?

Natale 2013

Vorrei un natale che raccontasse storie, che regalasse sorrisi a chi non ha più la forza di sorridere, sollievo a chi si sente oppresso dalla vita di tutti i giorni, speranza a chi non crede più nelle favole…
Un natale impastato di ricordi e di racconti, quello che quando ero piccola profumava di muschio e di abete

Ma questa é solo una lettera piena di tanti vorrei

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